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“Il pianeta carcere” al centro del dibattito a Sassari

2025-10-04 11:08

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“Il pianeta carcere” al centro del dibattito a Sassari

Un libro, a volte, serve per scartavetrare i ricordi, riportare alla luce momenti che sembravano dimenticati e utilizzarli per riflettere sul presente

 

 

Un libro, a volte, serve per scartavetrare i ricordi, riportare alla luce momenti che sembravano dimenticati e utilizzarli per riflettere sul presente. È accaduto ieri a Sassari, durante il convegno-evento dal titolo “Il pianeta carcere. Dai fatti di San Sebastiano all’attualità. Criticità e prospettive”, che ha offerto l’occasione per interrogarsi su cosa sia stato e cosa rappresenti oggi l’istituzione carceraria.

Protagonista dell’incontro il volume Aria mossa, presentato da Elias Vacca: un’opera che ripercorre, anche attraverso ricordi personali, i giorni drammatici di San Sebastiano. Giorni raccontati con rigore giornalistico da Pier Luigi Piredda sulle pagine de La Nuova Sardegna, in un esercizio di trasparenza e buona informazione, e analizzati con l’approccio sociologico e pedagogico da Giampaolo Cassitta, l’altro autore del libro.

Ripercorrere quella vicenda è stato per tutti un momento di memoria condivisa e di riflessione collettiva sul “pianeta carcere”. Lo hanno sottolineato nei loro interventi Giuseppe Frigau, presidente del Rotary Club Sassari Nord, e Maria Grazia Sanna, presidente della Camera Penale “Enzo Tortora” di Sassari. Paolo Bellotti, presidente dell’associazione Intrecci Culturali, ha invece posto l’accento sul drammatico tema dei suicidi, che negli ultimi anni hanno segnato profondamente la vita di chi, in carcere, sperimenta la solitudine estrema.

Dopo la presentazione, si è svolta una tavola rotonda moderata dall’avvocato Luigi Esposito, con la partecipazione dell’avvocato Giuseppe Conti, di Maria Teresa Pintus dell’Osservatorio Nazionale Carceri, del magistrato di sorveglianza Giovanni Mocci, di don Gaetano Galia, cappellano del carcere di Bancali, insieme agli autori del libro Cassitta e Piredda.

Nel corso del dibattito si è parlato anche di sovraffollamento carcerario e delle scelte ritenute sbagliate nella pianificazione delle nuove strutture penitenziarie in Sardegna: a fronte di una capienza di circa 2000 posti, il fabbisogno reale per i soli residenti isolani si attesterebbe intorno agli 800. È stata affrontata inoltre la questione sulla presenza dei detenuti sottoposti all’articolo 41 bis  in Sardegna, misura introdotta dai governi Berlusconi, oggi difficilmente modificabile e al centro di un acceso dibattito giuridico e politico.

Gli interventi hanno messo in evidenza le criticità del carcere, inteso sia come luogo fisico sia come istituzione normativa, dove spesso le leggi vigenti non trovano piena applicazione. È emerso con forza come il carcere resti un luogo di solitudine, ma nessun detenuto debba essere lasciato solo: gli spazi penitenziari dovrebbero diventare laboratori di formazione e di avvio a percorsi lavorativi, con la giustizia riparativa come obiettivo ancora incompiuto, soprattutto nel mondo degli adulti.

Unanime la condanna per la scelta di trasferire la casa circondariale dal centro della città  a Bancali, che – come ha ricordato Cassitta – è a tutti gli effetti un quartiere della città e non un luogo separato dalla comunità.

 

foto di Rossana Piredda

 

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